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Nella mente del notatore

PRESENTAZIONE

 

Che la musica occidentale costituisca uno dei più complessi episodi di arte che la storia ci abbia consegnato, è un dato indubitabile. La musica, come fattore d’arte, soffre della impalpabilità e della caducità che le procura il suo essere stesso immediatamente percepibile ma, anche, immediatamente fuggevole. Mentre le arti figurative e plastiche, insieme con l’architettura, riescono a fare “sistema” e sono in modo immediato sotto la percezione dei sensi umani, il canto – sia nella semplicità della monodia, sia nella complessità polifonica della musica vocale, corale e strumentale – non può essere compreso e studiato se non è consegnato alla scrittura.

            Il musicologo, così come l’allievo, ha bisogno di “leggere” la musica, oltre che di ascoltarla. La Chiesa occidentale, quella che ha cantato la sua preghiera ed ha cantato la Parola di Dio, centro e fondamento di tutta la sua vita, ha avuto il grande merito di avere recepito, accolto e custodito sia il mondo sonoro semitico sia quello greco. Ne ha fatto sintesi, avendo l’intelligenza di non considerare questo repertorio formulare come un’eredità intangibile ed immobile e con l’attitudine all’apertura verso nuove esperienze d’arte canora, lo ha reso protagonista di un’opera d’arte complessa ed elaborata, partendo da quelle che nei primi accenni erano soltanto delle formule melodiche semplici ed immediate.

            Nella collana “saggistica e didattica”, che il Pontificio Istituto di Musica Sacra ha voluto e dovuto creare, si inserisce questo volume che consegna agli Studenti il rigore scientifico proveniente da attenta attività di ricerca ed il metodo che traduce una lunga e continuativa esperienza didattica.

            Nel volume che presentiamo viene analizzato ed esplicitato il processo che è il fondamento stesso della cultura, di ogni cultura: il segno grafico come mezzo di espressione dell’idea e del progetto del quale esso diventa realizzazione. Si sa bene, come si è accennato, quanto il fatto sonoro/canoro sia per sua natura labile e impalpabile: cosa può dunque rendere “attuale” il fatto sonoro? Solo il segno grafico che tenta di tradurre sul piano spaziale bidimensionale l’episodio musicale temporale che vive in altre dimensioni. Da qui l’analisi attenta e minuziosa del segno, del neuma, al quale il notatore, ignoto, senza identità di nome e di volto, ha affidato per i secoli a venire, il messaggio di arte e di cultura che si aggruma nel Canto Gregoriano. La musica del mondo occidentale non si è fermata al Canto Gregoriano: da questo ha preso slancio per l’elaborazione della monodia germogliata nella polifonia. Lo slancio, però, è stato reso possibile soltanto dalla certezza del segno grafico che dalle mani del primo notatore è stato consegnato all’amanuense, che a sua volta ha trasportato sulle linee del primitivo tetragramma gli accenni della melodia affidata, prima di allora, alla sola memoria che poteva essere sostenuta dal segno grafico originario.

            Il presente lavoro, che cerca di porsi nella prospettiva del notatore, porta con sé il fascino che deriva dalla considerazione dell’incertezza dovuta alla indefinibilità del segno grafico primitivo ma, nel contempo, aiuta il cantore del presente nel considerare tutti gli elementi dinamici, agogici e strutturali della melodia antica. Non è sempre ben presente, ai cultori della musica dei nostri tempi, quanto si sia debitori a quei coraggiosi ed ostinati notatori per quanto concerne la totalità dello sviluppo della stessa musica in tutte le culture. Quei segni hanno determinato la possibilità di tramandare nel tempo quantità e qualità del suono; hanno reso possibile i primi elementi di sovrapposizione sonora nella sperimentazione polifonica; hanno aperto le porte all’immenso repertorio strumentale che, unico tra tutte le culture musicali della storia, ha creato la musica come spettacolo globale a sostegno del teatro, della scenografia, della sceneggiatura, dell’orchestrazione.             I percorsi di indagine che gli Autori propongono sono semplici e progressivi, come si conviene ad ogni lavoro che abbia una progettualità formativa per quanti desiderano conoscere ed assimilare. Agli studenti/studiosi il lavoro viene dedicato, e a costoro, dunque, l’augurio di ripercorrere, nella mente del notatore, la splendida esperienza del canto consapevole di sé, del canto come esperienza tutta umana, immersa nel grande flusso di cultura e di arte che la preghiera antica della Chiesa occidentale ci ha consegnato.

                                                                                                                                   Vincenzo De Gregorio

Roma, marzo 2019                                                                                    Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra